Riconoscimenti a Grafton e Tagliabue - ISPLORA
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Grafton e Tagliabue: reinterpretare luoghi

Progetti

Benedetta Tagliabue, di Miralles Tagliabue, vincitrice il Piranesi Prix de Rome 2020. Yvonne Farrel e Shelley McNamara di Grafton Architects, riconosciute dal Pritzker Architecture Prize 2020. Per un’architettura capace di reinterpretare i luoghi, contesti e pratiche.

Un riconoscimento, quello del Piranesi Prix de Rome 2020, che vede assegnare il premio alla carriera a Benedetta Tagliabue, co-fondatrice nel 1994 di Miralles Tagliabue EMBT assieme a Eric Miralles, marito e partner scomparso prematuramente nel 2000. Una pratica, quella di EMBT, che ha saputo dimostrare l’attaccamento ai luoghi e, contemporaneamente, la rimessa in discussione della tradizione in chiave attuale.
Un approccio progettuale basato sulla sperimentazione unita all’applicazione concettuale e formale. Segno e simbolo di un intenso lavoro di lettura e rilettura degli elementi del contesto, spinti poi fino ad una ridefinizione del tutto nuova e sperimentale. Lo dimostrano progetti come i lavori sullo spazio pubblico, dai numerosi interventi Hafecinty Public Spaces ad Amburgo, al mercato di Santa Caterina a Barcellona, dove il disegno della copertura si adagia come un velo sull’edificio esistente, un’attenzione millimetrica nella composizione del mosaico e nel dialogo con la città del passato, in un rimando che, senza dubbio, fa riferimento all’opera gaudiana di cui la città è fortemente intrisa. 



Ancora, il premio più prestigioso in architettura, The Pritzker Architecture Prize 2020, riconosce nell’opera quarantennale di Yvnonne Farrell e Shelley McNamara, per “l’integrità del loro approccio alla composizione, come alla pratica”, un’architettura capace di riconnettersi con il carattere del luogo, seppur guardando al futuro.



Lo si legge nell’essenzialità della facciata dell’Università Bocconi di Milano, un fronte monumentale che si modella geometricamente in un complesso gioco di opacità e trasparenze, pieni e vuoti. Lo stesso fronte che invita lo spazio urbano all’interno del campus universitario, negando la distinzione materica e visiva tra ciò che accade tra le strade della città e, al contempo, tra le mura della cultura. 



Un’esperienza affinata da tempo, quella dello studio Grafton Architects, nell’ambito dell’architettura dei poli universitari, come nel caso dell’Università di Lima (UTEC) in Perù, progetto vincitore del Silver Lion alla Biennale di Venezia Common Ground, in quella che definiscono come “Architecture as New Geography”, l’espressione della pratica architettonica di reinterpretare, attraverso il manufatto, il paesaggio naturale. Attento alle esigenze sociali e alle questioni climatiche, raccontato nella sua complessità, l’UTEC di Lima lavora sulla verticalità e sull’aulicità, accentuando la linearità dei setti sporgenti in una sintesi che rilegge in chiave brutalista la trama morfologica del rilievo peruviano. 







"La collaborazione tra Yvonne Farrell e Shelley McNamara rappresenta una vera e propria interconnessione equa tra controparti", afferma Pritzker.

Dimostrano una forza incredibile nella loro architettura, mostrano un profondo rapporto con la situazione locale sotto tutti gli aspetti, stabiliscono risposte diverse a ciascuna commissione pur mantenendo l'onestà del loro lavoro, superando le esigenze del campo attraverso responsabilità e comunità




Un’architettura dal tono umano, culturalmente connessa al luogo che la ospita, rispettosa dei valori climatici, ambientali, sociali. Un’attenzione alla matericità dell’oggetto architettonico, inteso come elemento plastico e pluridimensionale, lavorando sulla fisicità dei pieni e sulla spazialità dei vuoti. Una rigidità dei volumi che si manifesta accanto ad un’accurata dedizione verso una composizione delicata, seppur netta, degli spazi.





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