Farm Cultural Park a Favara come laboratorio del cambiamento - ISPLORA
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Attrezzi per il futuro

Eventi

Farm Cultural Park a Favara come laboratorio del cambiamento e della rigenerazione: progetti e politiche, ambiente ed educazione

Si è concluso da pochi giorni il SI - South Italy Architetcure Festival a Favara, un’importante manifestazione sul mondo dell’architettura che ha visto anche la partecipazione di Isplora come media partner dell’evento. Il Festival muove dall’idea di riattivare il ruolo dell’architettura come catalizzatore sociale attraverso il dialogo tra addetti ai lavori con la comunità locale. 

South Italy Architecture Festival

Due settimane di eventi, esibizioni, lectures, installazioni, mostre e riflessioni attorno e dentro ai temi del dibattito architettonico. Immersi nello scenario e nella prospettiva del Farm Cultural Park, un luogo di incontro e di dialogo, un progetto di rigenerazione che va al di là della scala urbana, qualcosa di più.
Partendo dalla mostra “The Art of Creative City Making”, curata da Marco Rainò, sul lavoro di ricerca di Charles Landry, dove ad emergere sono gli interrogativi sulla città: come creare le condizioni affinché persone ed organizzazioni possano pensare, pianificare ed agire con immaginazione per risolvere i problemi e creare opportunità in un mondo di drammatici cambiamenti? 
Le risposte soggiacciono all’interno del lavoro di ricerca di Landry, dentro al concetto da lui coniato di “creative city”, dove la creatività diventa il tramite tra cittadini, abitanti e il contesto in cui vivono, un’infrastruttura fisica che convive con una immateriale, dove acquisiscono valore le dinamiche umane all’interno dello spazio, lo spazio delle relazioni e dell’immaginazione.



Analisi, dibattiti e slanci verso il futuro, come il lavoro “Share the World” dell’artista Seb Toussaint o le storie di “ribellione urbana” di City Rebels curata dal fondatore del Farm Cultural Park, Andrea Bartoli. Progetti e proposte come quelle degli architetti di “People First” che mostrano un possibile dialogo tra città e i suoi abitanti, attraverso lo spazio pubblico, connettendo in modo diverso esigenze e partecipazione.



Città e comunità, ambiente ed educazione

Condivisione, spazio pubblico, creatività come questioni fondamentali che fanno da raccordo con gli altri due temi centrali del festival e, più in generale, di Farm: educazione e ambienteAmbiente, la sua presa in cura, come obiettivo non più rimandabile. La natura che entra nella città, nello spazio, diventando vettore di trasformazione e risposta alle sfide contemporanee legate al cambiamento climatico, al degrado urbano, alla povertà di relazioni sociali, alla crisi culturale. Una, la, possibile risposta all’antropocene.
Un ragionamento ampio, sul rapporto tra uomo e natura, un programma operativo – attraverso una proposta di parkificazione – e la messa in luce di strumenti, temi e progetti sperimentali, come quello di “Human Forest”: la forestazione dell’architettura, nello specifico di palazzo Micicchè a Favara, ridefinendo confini e significati, azioni ed effetti.
Educazione, come mossa fondamentale per intervenire sull’agenda politica e sul territorio, individuando dispositivi e modalità, preparando il terreno per il futuro, non solo dell’architettura.




Da un lato SOU, la Scuola di Architettura per Bambini del Farm Cultural Park che da anni si impegna nella costruzione di una comunità, di un pensiero aperto alle discipline del progetto, stimolando la riflessione e puntando al miglioramento della società, investendo sulle generazioni future, puntando sulla formazione per crescere gli abitanti del domani: “liberi, etici e generosi”.



Dall’altro, Prime Minister, la Scuola di politica per giovani donne che mira alla consapevolezza delle giovani donne italiane attraverso un percorso, un’esperienza di empowerment che rafforzi conoscenze e competenze trasversali all’interno della società. Politica come “amministrazione della cosa pubblica”, come capacità di tracciare un percorso per la società e per i cittadini del futuro, politica come costruzione di una risposta.

Cambiamento e rigenerazione, Farm e Favara

Raccontare il festival, il progetto Farm Cultural Park e l’esperienza di Favara, ha significato per la redazione di Isplora immergersi in una realtà che supera la semplice proposta creativa e di rigenerazione urbana. 
Farm rappresenta, come ricordato dall’urbanista e docente Maurizio Carta, un “acceleratore di particelle che ci fa intravedere qualcosa che sta accadendo, un po’ più in  nel futuro, percorrendo problemi e soluzioni, conflitti e complessità”.



Farm è un “dispositivo di compensazione”, quella che “dovrebbe essere la normalità”, “una cassetta degli attrezzi” che “prima di rigenerare i luoghi pensa a rigenerare le persone”, la comunità, come affermato dai due fondatori: Florinda Saieva e Andrea Bartoli.

Proprio dall’ascolto della mamma e del papà di questo progetto, che ha da poco compiuto dieci anni, si possono far emergere alcuni termini fondamentali: un’immedesimazione “organica” tra progetto e creatività, azioni e città, Farm e Favara.




“Un innesco che moltiplica forze e possibilità”, come detto anche dall’architetto Mario Cucinella, una visione che potrebbe farci vedere in modo diverso le aree interne, il rapporto tra città e uomo, natura e storia. 
Una storia, quella di Farm, lunga e accidentata, che raccoglie non solo successi e importanti traguardi, un racconto fatto di cambiamento e rigenerazione che si scontra con problemi e delusioni, norme e vincoli. 
Dietro a questa storia si possono scovare tante microstorie, da quelle dei fondatori a quelle degli animatori e sostenitori del progetto, da quelle degli abitanti a quelle dei visitatori, che compongono quelle di un racconto più ampio, un racconto che è uscito dai confini della sua città, per raggiungere altri territori e altre comunità.

Ma quindi Favara come utopia? Un possibile modello? Vi risponderanno di no. Farm racchiude alcuni aspetti di un “protocollo” e molti di un insegnamento: “si può fare”, anche se in modo diverso, a secondo del territorio e della cultura, della comunità e dei suoi abitanti, della vocazione e delle possibilità di ciascuna realtà urbana.

Farm, dai sette cortili di Favara alle città del mondo con le quali parlare di futuro e progettare il cambiamento.



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